Riconoscimento cecità civile - il comunicato dell'UICI di Trento

COMUNICATO STAMPA

Cecità civile, in Trentino meno riconoscimenti della media nazionale. UICI: «Serve più attenzione nelle valutazioni sanitarie. Non è accettabile costringere le persone a rivolgersi al giudice per vedere riconosciuta una condizione documentata»

Dallapè: «I certificati specialistici degli stessi reparti di Oculistica dell’Azienda sanitaria devono essere riconosciuti. Le persone cieche non chiedono privilegi, chiedono rispetto, equità e il riconoscimento dei loro diritti».

 

Trento, 9 settembre 2026 – Quando una persona può essere riconosciuta legalmente cieca? La risposta non è affidata a valutazioni generiche, ma a parametri precisi stabiliti dalla legge.

Sono considerati ciechi totali o assoluti coloro che hanno la totale mancanza della vista in entrambi gli occhi; coloro che conservano soltanto la percezione dell’ombra e della luce o del moto della mano nell’occhio migliore; oppure coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento.

Sono invece considerati ciechi parziali, comunemente definiti “ventesimisti”, coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore, anche con eventuale correzione, oppure un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10 per cento.

Il riconoscimento della cecità civile dà accesso a specifiche provvidenze economiche. Per i ciechi assoluti sono previste la pensione, nei casi e con i requisiti reddituali stabiliti dalla legge, e l’indennità di accompagnamento, che è indipendente dal reddito. Per i ciechi parziali sono previste la pensione, anch’essa soggetta al previsto limite reddituale, e l’indennità speciale, indipendente dal reddito. Nel 2026, a livello nazionale, l’indennità di accompagnamento per i ciechi assoluti è pari a 1.064,98 euro mensili, mentre l’indennità speciale per i ciechi parziali è pari a 237,14 euro mensili; le pensioni sono invece subordinate al limite di reddito personale previsto annualmente.

I dati nazionali: oltre 113 mila beneficiari

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trento richiama l’attenzione anche sui dati territoriali.

Secondo il Rendiconto generale INPS 2024 – Allegato statistico, Gestione invalidi civili, al 31 dicembre 2024 nelle 18 regioni nelle quali queste prestazioni sono gestite dall’INPS risultavano 113.510 persone beneficiarie di provvidenze economiche per cecità civile.

Rapportato alla popolazione residente nelle stesse 18 regioni, il dato corrisponde a circa 0,197 per cento della popolazione, vale a dire 1,97 persone ogni mille abitanti.

È importante precisare che questa statistica INPS riguarda persone beneficiarie di prestazioni economiche, conteggiate una sola volta anche quando percepiscono contemporaneamente pensione e indennità. Non comprende Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano, dove la gestione amministrativa delle provvidenze segue sistemi autonomi.

Il Trentino è sotto la media

Per il Trentino la fonte di riferimento è APAPI – Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa. I dati disponibili per il 2025 indicano 743 persone con riconoscimento di cecità civile, delle quali:

302 ciechi assoluti e 441 ciechi parziali.

Su una popolazione provinciale di 546.709 residenti, si tratta di una incidenza di circa 0,136 per cento, pari a 1,36 persone ogni mille abitanti.

Il valore risulta dunque sensibilmente inferiore a quello osservato nelle 18 regioni considerate dalle statistiche INPS, dove l’incidenza è pari a circa 1,97 per mille; un divario relativo di oltre il 36%.

«Non vogliamo trasformare un dato statistico in un’accusa», afferma Mauro Dallapè, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti del Trentino. «Ma quando il Trentino presenta valori significativamente inferiori al resto del Paese e, contemporaneamente, raccogliamo casi nei quali persone affette da gravissime patologie visive incontrano difficoltà nel vedersi riconosciuta la propria condizione, riteniamo doveroso segnalarlo e porre delle domande».

La preoccupazione dell’Unione riguarda in particolare il funzionamento delle Commissioni sanitarie chiamate a pronunciarsi sulle domande di riconoscimento della cecità civile.

«Ci troviamo troppo spesso davanti a situazioni nelle quali la Commissione non sembra attribuire il necessario peso alla documentazione specialistica prodotta dal cittadino», sottolinea Dallapè. «E voglio essere molto chiaro su questo punto: non stiamo parlando del certificato di un medico qualsiasi scelto privatamente dall’interessato. Stiamo parlando, in diversi casi, di accertamenti e certificazioni ufficiali provenienti dai reparti di Oculistica dell’ospedale Santa Chiara di Trento e dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto. Vale a dire strutture della stessa Azienda sanitaria provinciale».

È proprio questa circostanza, secondo UICI, a rendere necessario un approfondimento interno: da un lato specialisti oculisti del servizio sanitario provinciale effettuano esami strumentali e certificano una determinata compromissione visiva; dall’altro la Commissione incaricata dell’accertamento può arrivare a conclusioni differenti.

«Naturalmente una Commissione medico-legale deve svolgere autonomamente il proprio compito», precisa Dallapè. «Ma autonomia di giudizio non può significare che dati clinici oggettivi e accertamenti specialistici vengano disattesi senza ragioni estremamente solide e comprensibili».

Il caso arrivato davanti al Tribunale

A dimostrare quanto il problema possa incidere concretamente sulla vita delle persone è una vicenda recentemente conclusasi davanti all’autorità giudiziaria e che riguarda una persona iscritta all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

L’interessata aveva prodotto, tra l’altro, una documentazione oculistica certificata proprio dai reparti di oculistica degli ospedali di Trento e Rovereto, nella quale risultava un residuo perimetrico binoculare del 2,5 per cento.

Eppure il percorso amministrativo non aveva portato inizialmente al riconoscimento richiesto e la persona era stata costretta ad adire il giudice, con il patrocinio degli avvocati Luca Zeni e Gloria Valentini del foro di Trento.

La consulenza tecnica d’ufficio ha riesaminato la documentazione sanitaria e gli accertamenti specialistici. In particolare, nella CTU viene dato conto della documentazione oculistica che attestava il grave deficit del campo visivo e viene affrontato il dato del residuo perimetrico del 2,5 per cento, inferiore alla soglia del 3 per cento prevista dalla legge per la cecità assoluta.

Il giudice ha quindi omologato le risultanze dell’accertamento tecnico per il requisito sanitario oggetto del procedimento relativo all'handicap grave ex art. 3, comma 3, L. 104/1992, che non era stato riconosciuto dalla commissione sanitaria di ASUIT.

«Siamo naturalmente soddisfatti per l’esito ottenuto dalla nostra associata e desideriamo ringraziare gli avvocati Luca Zeni e Gloria Valentini per la professionalità e l’attenzione con cui l’hanno assistita», dichiara Dallapè. «Ma non possiamo considerare normale che una persona con una compromissione visiva così grave, documentata da esami specialistici effettuati all’interno dello stesso servizio sanitario provinciale, debba rivolgersi davanti a un giudice per ottenere tutela».

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trento chiede quindi all’Azienda sanitaria una riflessione seria sulle modalità con cui vengono valutate le domande.

«Chiediamo all’Azienda sanitaria di fugare in modo netto qualsiasi dubbio che criteri particolarmente restrittivi possano essere influenzati, direttamente o indirettamente, da esigenze di contenimento della spesa», continua Dallapè, «Le decisioni devono essere esclusivamente sanitarie e medico-legali, fondate sulla legge e sulle condizioni effettive della persona».

«Dietro ogni pratica», conclude il presidente di UICI di Trento, «non c’è un numero e non c’è una voce di bilancio: c’è una persona che ha perso in tutto o in grandissima parte la vista. Una persona che deve già affrontare quotidianamente conseguenze pesantissime nella propria autonomia, nella vita familiare, nel lavoro e nelle relazioni. Non chiede un favore. Non chiede un privilegio. Chiede semplicemente che la propria condizione venga valutata con competenza, rispetto ed equità. È questo che chiediamo all’Azienda sanitaria e alle istituzioni provinciali».

Mauro Dallapè

Presidente
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Sezione territoriale di Trento

Studio legale associato Valentini ▪ Zeni

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